Abbiamo letto questo articolo di Artribune e riteniamo interessante condividerlo perché offre una lettura chiara e documentata della fase complessa che sta attraversando il Made in Italy nella moda.
Nato negli anni ’50 e cresciuto grazie a creatività, artigianalità e qualità manifatturiera, il sistema moda italiano attraversa oggi una crisi profonda, soprattutto nella sua base produttiva. Se i grandi marchi continuano a reggere il mercato globale, sono le piccole e medie imprese della filiera — tessile, abbigliamento, pelletteria — a soffrire maggiormente, tra chiusure aziendali, calo dell’export e margini sempre più ridotti.
A pesare sono la concorrenza internazionale, il fast fashion, la delocalizzazione e le difficoltà emerse dopo la pandemia, insieme a criticità legate alla trasparenza della filiera e alle condizioni di lavoro. Gli interventi pubblici messi in campo rappresentano un primo segnale, ma non appaiono ancora sufficienti a garantire una ripresa strutturale. Alcuni timidi segnali di stabilizzazione emergono, ma il futuro del Made in Italy dipenderà dalla capacità di innovare senza perdere competenze, qualità e identità.
🔗 Fonte: Artribune
